Parliamo di libri: “Extraterrestre alla pari” (Bianca Pitzorno)

Oggi vorrei scrivere di un libro per bambini che ho letto qualche mese fa.
Sì, sono tornata alle origini della mia passione per la lettura con uno dei pochi libri di Bianca Pitzorno che mi era sfuggito!
Mi ci sono buttata perché l’ho trovato estremamente maturo, innovativo e “avanti” per essere un libro per bambini, mi sbrigo a dire il perché parlando della trama (copia-incolla da Wikipedia):

“Il collegamento in astronabus tra Deneb e la Terra permette ai bambini denebiani di partecipare ad un “programma di scambio” sulla Terra della durata minima di 10 anni (…). Mo, su incoraggiamento della propria famiglia denebiana, parte per questa esperienza formativa e la sua adozione temporanea viene concordata con una coppia terrestre senza figli, i signori Nicola e Lucilla Olivieri.
Su Deneb il calcolo dell’età avviene diversamente che sulla Terra: tre anni denebiani corrispondono a circa un anno terrestre, così Mo con i suoi 29 anni denebiani ha circa 9-10 anni terrestri. Fino a 50 anni i denebiani non sviluppano un sesso definito. La famiglia terrestre alla notizia che non si sa se Mo sia maschio o femmina, rimangono sbalorditi ed esitanti: come comportarsi con lui/lei?”

Già una trama del genere, accennata sul retro del libro, non poteva lasciarmi indifferente: conosco lo stile della Pitzorno, sono cresciuta con i suoi romanzi.
Le sue protagoniste sono sempre bambine, solitamente scrive ambientando le storie nel periodo della sua infanzia, cioè gli anni ’50. Cosa potevo aspettarmi da una trama così controversa in un libro per bambini?

Sempre mantenendo un registro adatto ad un pubblico molto giovane, la Pitzorno affronta temi che ancora oggi non si sono risolti del tutto: la discriminazione femminile, gli stereotipi di genere, le differenze tra i compiti assegnati a uomini e donne sui luoghi di lavoro e a casa.
Solo a metà della lettura ho notato che la prima edizione fu pubblicata nel 1979.
La mia stima nei confronti dell’autrice è aumentata a dismisura dopo questa scoperta.

In un romanzo per bambini ci mette di fronte ai nostri pregiudizi di genere che ancora non sono stati sradicati del tutto dalle nostre menti.
Mo viene trattato/a sia come un maschio che come una femmina durante la sua permanenza sulla Terra, per cui sperimenta entrambi gli stili di vita.

Perché quando è considerato/a femmina deve saper fare la maglia ma quando si mette a sferruzzare da maschio si prende un pugno da un amico?
Perché il fatto che sappia riparare un rubinetto quando è considerato/a una ragazzina viene visto come un grosso problema?
Perché quando, in abiti maschili, durante una convalescenza in ospedale della madre adottiva, si occupa della pulizia della casa e si mette ai fornelli, viene vista come sconveniente questa sua capacità?
Perché quando da maschio si commuove al cinema durante un film sentimentale viene rimproverato/a dal padre acquisito che lo/la costringe a vedersi un western dopo l’altro?
Perché gli abiti femminili che indossa devono essere sempre perfettamente puliti, mentre quando è in tenuta da maschio può sporcarsi quanto vuole e fare giochi ben più motori delle amiche femmine?
Perché la simpatica zia che lavora in un osservatorio astronomico quando si ritrova con due figli in casa dovrebbe abbandonare il suo lavoro e il suo sogno di scoprire una nuova stella secondo il resto dei parenti?

Se oggi, rispetto al 1979 , l’educazione dei bambini e delle bambine si è fatta un po’ più elastica riguardo gli stereotipi di genere (ma non così tanto… diciamo che alle bambine è concesso anche l’uso dei pantaloni!) leggendo questo libro da adulti degli anni 2000 ci colpirà particolarmente la figura della zia acquisita di Mo: ella è una giovane e brillante studiosa astrale; questa sua ambizione e la sua intraprendenza lavorativa vengono viste come gravi problemi da parte delle altre donne della famiglia, che invece vorrebbero vederla dedicarsi alla casa, ai figli e al marito, che si occupa di tutte le attività casalinghe che la moglie non ha il tempo di svolgere.
Un personaggio del genere è realistico anche nel 2013: una donna che lavora va benissimo, ma qualora per tale lavoro sia necessario allontanarsi per lungo tempo da casa diventa sconveniente tutta questa dedizione.

Consiglio di leggere questo libro insieme ai propri figli qualora se ne abbiano, oppure di regalarlo ai figli di qualcun’altro… e prima di impacchettarlo per la consegna bisogna leggerlo, da adulti, tutto in un fiato come si leggerebbe un raccontino contenuto in una raccolta.
Gli stereotipi di genere ci circondano anche oggi, sarebbe errato non tenerne conto e non renderne consapevoli i bambini e gli adulti che coi bambini hanno a che fare tutti i giorni.

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“Dopo gli abiti e l’arredamento della camera, la nonna aveva preso l’iniziativa di rinnovarle la biblioteca. Le aveva regalato una serie di romanzi per ragazze, libri lacrimosi i cui protagonisti erano orfani maltrattati, bambine smarrite e così deficienti da non saper essere capaci di tornare a casa, neonati rapiti, mamme lagnose e sublimi, infermiere di una pazienza e una dedizione quasi maniache, segretarie che facevano di tutto per farsi sposare da qualche giovanotto ricco che prima le aveva trattate  in modo indegno… i primi due o tre romanzi, a dire la verità, Mo li aveva letti volentieri. Ma un’intera collana era troppo! E dei ‘suoi’ libri di avventure, di viaggi, di indiani, di scoperte scientifiche, di animali, non se ne era voluta privare a nessun costo!”

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Georgie ha detto:

    Ottimo! Sarà il prossimo libro che mi passerai 😉

Ehi tu! Avrai qualcosa da dire, no?!

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