La schiscetta e i suoi discepoli.

Internet spesso sa essere educativo dal punto di vista del linguaggio, come lo era “Topolino” che ci insegnava termini aulici nei suoi baloon! 🙂

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Quanti di voi sapevano che “schiscetta” è un termine di origine milanese per intendere il pasto portato da casa sul posto di lavoro (quella che io conoscevo come ‘gavetta’ per intenderci)?
Beh, io ho scoperto un blog chiamato “schiscetta” che raccoglie, insieme alla omonima pagina Facebook, un numero considerevole di fedelissimi al “pranzo al sacco”.
Non è l’unico, esiste anche “Schisciando”, che in modo più essenziale è altrettanto ricco di idee! 🙂
Come sempre si tende a fare nell’era dei Social Network ci si aggrega attorno ad attività che magari si sono sempre messe in pratica senza sentirsi (o sapersi) parte di un gruppo.

Anche grazie alla (o per colpa della) CRISI si è tornati ad apprezzare questa abitudine che effettivamente per diverso tempo è stata vista come sinonimo di frugalità, taccagneria, o semplicemente scarsa disponibilità economica.

Come molte abitudini tornate “di moda” con la crisi si cerca di darle un tocco di stile magari cercando di far comprare all’impiegato che si porta da casa sul lavoro gli avanzi della sera prima una costosissima lunch-box a scomparti, per la stessa cifra con cui potrebbe fare 25 pasti al bar! 😀
A parte le mie solite polemiche, ho sempre apprezzato il cibo portato da casa quando per studio o durante il tirocinio passavo fuori tutta la giornata. Non la chiamavamo “schiscetta”, ma poco prima dell’ora di pranzo ci chiedevamo l’un l’altro “sei panino-munito/a?” e cercavamo un posto dove nasconderci ad azzannare i nostri panini.

Ecco, c’è da dire che a parte poche iniziative isolate si continua a non vedere di buon occhio il pranzo portato da casa: per gli studenti è spesso difficile trovare un posto dove mangiare tra una lezione e l’altra (“in aula è cafone, alle macchinette mette tristezza, al bar ci cacciano, fuori fa freddo!”) e i lavoratori che evitano il bar vengono poi esclusi dalle conversazioni durante le pause, che dovrebbero essere quelle che creano confidenza e magari amicizie.
Altro ostacolo del portatore sano di pranzo da casa è “cosa metto nella schiscetta/gavetta?”
I miei pranzi da casa salvo pochissimi giorni di eccezzione sono stati sempre PANINI con affettato o formaggio, sia da studente che durante il tirocinio, vera prova di sopravvivenza per il mio metabolismo.
Dopo due mesi di panini con affettato il mio stomaco urlava pietà ed elemosinava un’insalata, un petto di pollo, salsiccia e fagioli, persino pasta in brodo, qualunque cosa per fuggire dalla monotonia.
Ma la pigrizia la sera dopo cena spesso la fa da padrone. Se proprio si trova la voglia di preparare qualcosa per il giorno dopo 9 volte su 10 la scelta cade su un panino che non richiede nè l’accensione del fornello, nè pentole e padelle da lavare.
Non sempre si ha voglia di pranzare con la stessa portata della cena, oppure non si avrà la possibilità di scaldare la schiscetta per un pasto che sarebbe gustoso solo caldo, per cui o si ripiega sul panino o si abbandona del tutto l’idea del pranzo da casa.

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Insomma, è aperta la caccia a luoghi in cui poter consumare un pasto portato da casa senza sentirsi esclusi, abusivi, o fuori luogo e soprattutto si cercano sempre nuove idee per riempire queste schiscette spesso così monotone.
Chi preferisce il sacchetto da freezer con dentro il panino, che si riutilizza il giorno dopo? Chi ha la lunch-box da 20€? Chi ha pescato da in fondo alla credenza la gavetta d’acciaio con chiusura ermetica dal sapore militaresco? Chi predilige le insalate? Chi si porta i muffin? Chi le torte salate? Si accettano idee!

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