Bisogno.

I bisogni si dividono in due categorie, spiegano ai corsi di economia politica: PRIMARI e SECONDARI.

I primari sono tutti quelli la cui soddisfazione è indispensabile per la sopravvivenza come mangiare, bere, dormire, bisogni avvertiti da tutti gli esseri viventi.
I secondari invece non sono indispensabili per la sopravvivenza.

Non voglio arrivare a un filosofico discorso su quanto sia superfluo ciò di cui ci circondiamo, sarebbe il modo migliore per essere poi incoerente con la stanza da cui scrivo che fa fatica a contenere i miei oggetti.
Però mi chiedo spesso se ciò che mi circonda mi serve davvero.
E quando decido per una risposta negativa, vendo, regalo, porto alla Caritas (sì, difficilmente butto) tutto ciò che non mi serve. Purtroppo però è un’operazione postuma all’acquisto.

NON – MI – SERVE.
Spesso mi è difficile formulare questa frase davanti a un oggetto che attira la mia attenzione.
Però, complice anche il poco spazio a disposizione in casa, mi rendo spesso conto che il tale oggetto non solo non mi serve, ma nemmeno soddisferà uno dei miei bisogni secondari.
Quanti libri ho comprato presa dall’entusiasmo e poi non ho letto!
Quanto abbigliamento che ancora ha l’etichetta nell’armadio!
Quanti oggetti dovevano essere utilissimi al momento dell’acquisto e non hanno avuto la possibilità di dimostrare la loro utilità perché non sono mai usciti dalla scatola!

Ok, la sto mettendo giù drammatica.

Il punto è: se ci fermassimo più spesso (anche più di quanto faccia io) a pensare alla reale utilità dei nostri acquisti saremmo senza dubbio più ricchi nell’immediato, meno stressati dall’accumulo di oggetti in casa nel prossimo futuro e probabilmente più leggeri in tutti i sensi.

A proposito di leggerezza, sono aumentati gli oggetti che trasporto nella mia borsa rispetto a 5 anni fa, ma portandomi dietro un sacchetto di stoffa accartocciata a forma di fragola posso poi evitare di usare centinaia di buste di plastica usa&getta che porterebbero solo a maggiori rifiuti in discariche e inceneritori.
Stesso discorso per le mie praticissime posate pieghevoli, che sfodero come la spada di Lady Oscar quando l’alternativa è usare le posate di plastica.

Sto diventando più ricercata anche nella scelta dei regali per altri: non sono mai stata amante dei soprammobili o dei peluche al momento di fare regali, ma recentemente vado molto sul pratico.
Ti offro una cena, ti chiedo cosa vorresti per una certa occasione, sbircio la tua wishlist su Amazon.

Insomma, i nostri acquisti influenzano non solo noi e la nostra casa, ma anche tutta una serie di questioni ambientali e umane che tutti dovrebbero conoscere e che dovrebbero influenzarci a nostra volta nel momento in cui tiriamo fuori il portafogli.

Per cui compriamo, ma sempre con un occhio di riguardo ai nostri REALI bisogni.
Ci farà bene.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessia ha detto:

    Concordo con riserva perché tu sai bene quanto io ami viziarmi.
    Con il tempo però sono diventata più brava, preparo una Wishlist stagionale e cerco di non sgarrare: se quando compro un qualcosa (matita/libro/vestito/scarpe) lo uso/indosso per più di cinque volte dall’acquisto allora so di non aver sprecato dei soldi. Geniale, eh?

  2. jeansata ha detto:

    “ammirevole!” (cit.) 😀

Ehi tu! Avrai qualcosa da dire, no?!

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