*Sarà il branco che viene a salvarti se ti perdi*

Sono sempre stata molto legata alle mie amicizie o presunte tali.
In casa si ricordano ancora tutti di quanto piangessi copiosamente in una sorta di rito ad ogni ultimo giorno di scuola. E questa tradizione si è protratta fino alla terza media!

In realtà mi rendevo già conto all’epoca che non era tanto il distacco dalla mia classe a rattristarmi alla fine dell’anno scolastico, soffrivo solo per il brusco cambiamento che comportava la fine della rassicurante routine che era la scuola.
Ma semplificavo il tutto con “mi mancheranno i miei amici”.
Quanti di essi sono rimasti tali adesso che ho 24 anni?

Ho quasi tutti i componenti delle mie ex classi tra gli amici di Facebook, ma vedo regolarmente solo una piccola parte di essi.
Non ho mai pensato con disprezzo “ma se non ci sentiamo da 10 anni un motivo ci sarà!”.
Della nostra compagna di banco delle elementari con cui dividevamo la gomma è rimasto poco nella ragazza neo-laureata che sorride dalla foto profilo di Facebook, quindi è come avere nuovi amici virtuali che possono esserci simpatici oppure no, almeno con quello che lasciano trasparire di loro attraverso un Social Network.
Tutto ciò verrà reso palese alla prima “cena di classe” organizzata con mille fatiche da qualcuno di molto paziente.

Ma a parte queste componenti nostalgiche, ero partita col voler dire un’altra cosa.

Ho appena letto un post di un blog chiamato “minimo” che illustra lo stile di vita di chi lo scrive come minimalista.

L’articolo spiega come tendiamo a legarci a persone che in realtà non ci arricchiscono in alcun modo, e che magari non ci accettano per quello che siamo in nome di un’amicizia che si trascina da anni. Ho già parlato del Decluttering riguardo le cose, in sostanza “minimo” consiglia di farlo anche con le persone.

Io non credo di esserne in grado.
Riguardo gli oggetti so che non diventerò mai minimalista, ma posso provare ad alleggerire i miei spazi.
Le persone invece tendo a non allontanarle mai. Anche quando dovrei.
Da diversi anni ho come obiettivo il cercare di mantenere tutte le mie amicizie, mi piace essere circondata da persone completamente diverse tra loro, far parte di diverse compagnie, condividere interessi con tanta gente.

In tempi in cui frequentavo una sola compagnia (o balotta, come si dice a Bologna) mi sentivo soffocare dalla monotonia di vedere sempre le stesse persone e (per forza di cose) fare e dire sempre le stesse cose.
Non era colpa dei componenti, ero proprio io che avevo bisogno di qualche novità.

C’è sempre bisogno di diversi colori per quanto riguarda le amicizie.

Four of a kind aces

Non con tutte le compagnie si può bere una birra in 5 seduti in cerchio al centro di una piazza, o affittare una limousine per passarci in mezzo a quella piazza una volta deserta. E’ raro trovare qualcuno con cui andare a vedere proprio il concerto che aspetti da mesi, oppure la gente giusta con cui viaggiare per l’Europa.
O qualcuno che attraversi una regione per lo stesso spettacolo teatrale che interessa a te.
Ci vogliono gli amici vegetariani che ti fanno assaggiare il seitan e quelli con cui andare in Toscana solo per una fiorentina; quelli che ti fanno scoprire nuovi generi musicali e quelli che ti tengono radicato alle tue imbarazzanti passioni adolescenziali.

Sono tutti importanti perché come chi legge vive la propria vita più quella dei personaggi che ha trovato nei libri, chi ha molti amici viene arricchito dalla storia di ognuno di essi.

Per questo bisognerebbe tenerseli stretti.

Quelli veri si intende.

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