Project Ten Books – un’altra delle mie sfide impossibili!

Buondì! Parliamo ancora di libri, stavolta in modo molto… concreto!
Libri in senso fisico, che occupano posto in casa, costano denaro (anche se spesso è poco nel mio caso) e che spesso vengono accumulati senza criterio e comprati quando ancora se ne hanno sugli scaffali che aspettano di essere aperti.
E’ un problema comune a molti lettori ed è forse per questo che qualcuno si è inventato questo Project Ten Books.
Di che si tratta? L’ho scoperto da pochissimo pure io e dopo qualche giorno di “non se ne parla!” ho ceduto (un po’ come per la coppetta mestruale! :D).
In pratica si prendono 10 libri che sono già presenti in casa e che ancora non si sono letti, si fotografano per ricordarli (estetismo tipico dell’era dei social :P) e ci si impone di leggerli e finirli PRIMA di comprare/farsi regalare altri volumi.
Se conoscete la febbrile voglia di entrare in ogni libreria che incrociate e di comprare TUTTO quello che vi ispira anche minimamente sapete la difficoltà dietro questo impegno.
E che dire dei mercatini dell’usato? Delle bancarelle di beneficienza che vendono libri a un euro? Che rovina!
Superando la disperazione, ecco i miei prescelti per lo “smaltimento” di libri da leggere già presenti in casa. Sì, ho barato e non ho inserito tomi che da tempo sono in stand-by come “Il conte di Montecristo” o “La regina Margot” di Dumas… e nemmeno “No LOGO” di Naomi Klein.
Proprio perché sono quasi tutti relativamente brevi voglio “smaltirli”, non ha senso rimandarli ancora. C’è da dire che ho fatto fatica a trovarne di non ancora letti nella mia libreria, quindi tutto sommato sono meno accumulatrice di quanto pensassi.

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– “Mass Moda” di Patrizia Calefato:
un saggio sulla moda, i media, il costume e tante altre cose interessanti.
L’ho iniziato, ma sto andando a rilento a causa del linguaggio molto accademico e all’attenzione che richiede. Ho fiducia, l’ho comprato al Libraccio perché lo trovavo interessante, devo solo ritagliarmi il tempo per stare concentrata su ciò che leggo.

– “Una stanza tutta per sè” di Virginia Woolf:
della Woolf non ho mai letto nulla e questo saggio della Newton Compton, collana LIVE a 99 centesimi, mi è parso un buon punto per iniziare. Le prime pagine si sono rivelate più pesanti di quanto mi aspettassi ed è in stand by. Il lato positivo è che un’edizione così leggera si trasporta facilmente in borsa, quindi è probabile che sarà presto un libro da passeggio.

– “Siddharta” di Herman Hesse:
è il libro del Project Ten Book appena terminato, comprato qualche anno fa a 2,50 € all’usato solo perché in “L’ultimo bacio” di Muccino prima di essere scaricata da Accorsi in mezzo a una strada Martina Stella lo definisce il suo libro preferito.
È effettivamente un libro molto amato dalle ragazzine, come il personaggio di Martina Stella nel film, non capisco in realtà il perché. Non che non mi sia piaciuto, ma lo trovo un libro molto riflessivo e spirituale, ed essendo le ragazzine così abituate al fantasy, all’azione, a cose movimentate mi par strano tutto questo entusiasmo per un libro sulla ricerca di sè stessi. Chissà cosa c’è dietro! 🙂

– “Le relazioni pericolose” di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos:
Barbie Xanax in un suo video l’ha definito “uno scollacciato romanzo epistolare” ed è tra i suoi preferiti. L’ho comprato nuovo pochi giorni fa nella libreria della Festa dell’Unità e vorrei giustificare l’acquisto prima che mi passi l’entusiasmo.

– “Vino, patate e mele rosse” di Joanne Harris:
l’autrice è molto produttiva, vedo suoi romanzi ovunque, ma questo è il primo che compro perché è il titolo che cercavo dopo averlo letto tra i preferiti di una ragazza che conosco su internet da anni. Per 2€ è una sfida che posso accettare! 😉

– “Memorie di una ragazza perbene” di Simone De Beauvoir:
non è un acquisto mio, l’ho trovato nella libreria della mia casa in montagna e nessuno dei miei famigliari ricorda di averlo comprato! Ho messo una citazione alla De Beauvoir nella mia tesi triennale, non posso non aver letto interamente qualcosa di suo, per cui l’ho portato con me in questa folle impresa. Ciò che più temo è che nonostante sia un’autobiografia possa rivelarsi più impegnativo del previsto, ma non avendolo ancora aperto non saprei dire…

– “La bibbia ha quasi sempre ragione” di Gioele Dix:
molti non sopportano i comici che scrivono libri. Spesso questi testi altro non sono che la trasposizione di monologhi interpretati dall’autore in altra sede, come teatri o trasmissioni televisive. Io invece ho sempre trovato piacevole leggere questi adattamenti senza l’interpretazione dell’attore, perché è da lì che si capisce quando un testo fa davvero ridere o se è il personaggio che pronuncia di solito quelle parole a renderle divertenti. Mi prendo qualche riga per parlare un po’ di questo testo in particolare visto che è il primo che ho finito.
Gioele Dix qui si sbilancia: essendo un grande appassionato del testo sacro più venduto al mondo (almeno così disse una volta Benigni) ne dà qui un’interpretazione tutta personale, commentando i passi della Genesi e la storia di alcuni profeti come se si trattasse di una recensione di un romanzo qualsiasi. Per chi non ha ancora affrontato la lettura della Bibbia (o non ha la minima intenzione di farlo) questo breve testo è una buona infarinatura che magari incuriosirà il lettore dubbioso.

– “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera:
qui si va nel difficile: questo è il libro preferito di una mia cara amica, che però ha due anni di liceo classico dalla sua parte rispetto a me. Aprendo la prima pagina leggo “Nietzsche” nella prima riga e io che non ho mai fatto filosofia mi spavento. Mi servirà supporto e qualche spiegazione su Google forse, ma proverò a non preoccuparmi prima del tempo.

– “Coccole e carezze” di Leslie Leonelli:
un altro saggio (forse ho esagerato), stavolta di antropologia, consigliato da un’amica a un’altra per lo svolgimento della tesi. Quando ho scoperto che è un testo fuori catalogo si è subito scatenata in me la caccia al libro perduto e quando l’ho trovato all’usato l’ho preso senza pensarci, per il gusto di possedere un oggetto raro. Potrebbe essere un testo piacevole, è un peccato relegarlo al ruolo di reliquia 🙂

– “La parola immaginata” di Annamaria Testa:
ultimo saggio, stavolta già letto quasi interamente, sul complesso mestiere dell’editor, scritto da una guru della comunicazione pubblicitaria in Italia. Più che leggerlo questo testo volevo studiarlo e quindi per “smaltirlo” necessito di più concentrazione rispetto alla narrativa… e di un evidenziatore!

Se avete consigli per aiutarmi nella mia impresa (che tra l’altro sto affrontando nello stesso periodo del mese astemio che mi sono imposta per aiutare il mio fegato dopo gli stravizi di agosto giusto per sommare una privazione all’altra) saranno bene accetti nei commenti. Siatemi vicini! 🙂

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