Guido Barilla, discriminazione, negozietti e cellulite.

Oggi con due amici che non vedevo da tempo si è parlato tra le altre cose del caso Barilla, della discriminazione e dell’operazione di boicottaggio che si è scatenata dopo le dichiarazioni del capo d’industria.
Vorrei mettervi di fronte a un piccolo gioco di immaginazione.

Immaginate che la Barilla non sia una grossa multinazionale leader della produzione italiana di pasta e merendine, ma un piccolo negozio che si trova in una viuzza della vostra città.

Un angolo piacevole dove passare il tempo, ci andate spesso perché ve lo trovate sulla strada che fate tutti i giorni e dentro trovate pasta, biscotti e prodotti dolciari molto simili a quelli di altri negozi della zona, ma andate lì per abitudine perché vi ci portava vostra madre quando eravate piccoli.
È un ambiente rassicurante, al massimo 5 metri per 4, tovagliette a quadretti bianchi e rossi ovunque, un po’ obsoleto come arredamento, ma inossidabile nel tempo.

Sulla seracinesca quando il negozio è chiuso si vede un disegno a bomboletta, realizzato sicuramente da uno studente dell’Accademia di Belle Arti ricompensato a pasta e biscotti, che raffigura una improbabile famiglia bionda composta da 4 persone, in cui i genitori dimostrano 20 anni e i bambini non si sporcano di cioccolato mangiando merendine.
La raffigurazione non vi piace a dire il vero, ma quando il negozio è aperto sparisce e potete entrare e godervi tutto quel cibo, neanche a un prezzo tanto alto.
Un giorno durante un giro di shopping con una coppia di amici vi capita di passarci vicino e proponete di entrare, così che possano vedere un posto che è importante per voi.
Vi avvicinate e spingere la porta a vetri salutando il negoziante che vi conosce da tempo.
Però notate che quando vi supera con lo sguardo e nota gli amici che stanno entrando con voi guardandosi intorno si rabbuia e non mostra più la solita cordialità.
Vi girate e li osservate: i vostri amici hanno la vostra età, ben vestiti senza essere appariscenti o eccentrici, entrambi con le barbe curate e i capelli a posto. Non sono nemici del sapone, non hanno calpestato nulla di maleodorante in strada e non impugnano armi.

Osservate le loro mani: le dita sono intrecciate, come quelle di due ragazzi innamorati che vogliono dimostrarsi affetto, come spesso si sente il bisogno di fare, senza per forza infilarsi la lingua in bocca a vicenda. Prendersi per mano è un gesto semplice, che tutti con il nostro partner amiamo fare, e loro non fanno eccezione.

Il negoziante però non la pensa allo stesso modo e guardandoli torvo borbotta:
– Ragazzi scusate, ma non ho piacere se entrate così.
Voi lo guardate con sguardo interrogativo, senza più appetito.
Ricambiando il vostro sguardo il titolare insiste:
– Sapete, io sono per un altro tipo di coppia, se non vi dispiace c’è un negozio simile a questo due passi più in là.
Siete sbigottiti e delusi, non sapete che dire davanti a tanta ignoranza.

Eppure non è una mossa furba cacciare potenziali clienti da un negozio, perché si sente in diritto di farlo per dimostrare quanto tiene… a cosa? All’immagine del negozio?
I clienti devono per forza assomigliare a quelli raffigurati sulla seracinesca?
La coppia dipinta è eterosessuale e bionda, ma se ho i capelli rossi posso entrare.
Perché se sono omosessuale devo andare a comprare i biscotti altrove?

Questo per dire che Guido Barilla ha ovviamente espresso una sua OPINIONE, come piace tanto dire in questi casi. Ciò non toglie che sia un’opinione discriminante.
Se in un negozietto non mi trattano con rispetto, sento il titolare discriminare qualcuno per un motivo che non condivido, oppure vedo che c’è appeso un calendario del Duce, io in quel negozietto non entrerò più, per quanto i prodotti siano buoni.
Non vedo perché si debba trovare strano il non comprare più i prodotti di una certa multinazionale se credo che tale azienda non si comporti in modo corretto.

Altro esempio: la Somatoline tempo fa sosteneva:
“La CELLULITE è una MALATTIA, un medicinale può curarla”
Quindi secondo questa azienda io sotto i jeans nascondo una tremenda malattia che può guarire solo coi suoi prodotti, non un semplice inestetismo condiviso dalla maggior parte delle donne.
Il giorno che deciderò di ostacolare (non combattere, non combatto una parte del mio corpo) la mia cellulite non lo farò con un prodotto Somatoline, perché non mi sento una persona malata, esattamente come non lo sono gli omosessuali, nonostante spesso li si accusi anche di questo.

Per quanto riguarda la Barilla nel mio caso non si parla di “boicottaggio” perché i suoi prodotti non li ho mai comprati, ma non mi stupisco che si sia scatenato anche questo.
I miei acquisti come quelli di tutti influenzano molti fattori e io scelgo di spendere i miei soldi per chi, oltre a offrirmi buoni prodotti sotto vari punti di vista, sceglie di fare una comunicazione pubblicitaria il meno discriminante e aggressiva possibile.
Verso tutti.

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