Parliamo di libri: “Il mago di Oz” di L. Frank Baum

Cinematograficamente parlando “Il mago di Oz” non ha bisogno di presentazioni: è un kolossal musicale del 1939 di produzione americana ormai un cult di qualsiasi generazione con ottime musiche e che consacrò il sonoro nel cinema indispensabile e assolutamente di impatto.
Del libro invece si conosce meno e visto che l’ultima volta che ho parlato delle differenze tra un famoso film e il libro da cui è tratto ho avuto più visualizzazioni del solito perché non ripetersi? 🙂

Il libro è davvero breve, sono 126 pagine in una edizione “Crescere” molto economica che ho trovato alla Festa dell’Unità, l’ho iniziato e finito in un viaggio in treno andata e ritorno su un regionale.
[Questo è stato il libro che mi ha portato ad abbandonare definitivamente il Project 10 Books, che comunque ho portato avanti parecchio rispetto alle mie aspettative.]

Se il film incanta con musiche e colori sgargianti per mostrare tutto lo splendore del Technicolor il libro mantiene un’atmosfera più fiabesca rimanendo però un road-book (si usa questa espressione?) seguendo Dorothy e i suoi celeberrimi compagni di viaggio – lo Spaventapasseri che vuole un cervello, l’Uomo di Latta che desidera un cuore e il Leone Codardo che necessita di coraggio – attraverso un viaggio molto lungo che viene seguito interamente, descrivendo anche pause ristoratrici e ambienti non presenti nel film.

Ho usato il termine fiabesco non a caso: chiunque abbia letto qualche fiaba originale di Perrault o dei fratelli Grimm o (ancora peggio) “La Sirenetta” di Andersen sa che spesso dietro le zuccherose versioni che tutti conosciamo si nascondono trame molto meno rassicuranti, che se fossero state raccontate così come scritte dagli autori avrebbero tolto il sonno a molti bambini invece che conciliarlo.
“Il mago di Oz” non arriva ai livelli di splatter di Perrault (vogliamo parlare di “Barbablu”?) o del signor Andersen, ma vi accenno che il taglialegna di Latta nel racconto nasce come un uomo in carne e ossa a cui per un incantesimo della strega malvagia sfugge di mano l’accetta così spesso mentre svolge il suo mestiere di boscaiolo che finisce per amputarsi da solo braccia, gambe, testa e tronco, per essere poi successivamente reso di latta da un bravo stagnino.
Chi ha bisogno di Stephen King quando c’è L. Frank Baum? 🙂
A parte la componente gore tutta in mano all’Uomo di Latta sotto forma di accetta (che viene utilizzata spesso e volentieri contro animali feroci che i nostri incontrano lungo la strada) c’è anche la ripetitività delle azioni tipica delle fiabe; ad esempio i quattro amici la prima volta che vanno al cospetto di Oz entrano uno alla volta trovandolo sempre in sembianze diverse, e scambiando sempre con lui più o meno lo stesso dialogo.
Non volendo togliere il piacere della lettura a nessuno mi fermo qui, sperando di avervi incuriosito.
Personalmente regalerò la mia copia ai miei cuginetti che hanno da poco iniziato a leggere.
Sono nell’età giusta per apprezzarlo molto più di me, che comunque l’ho trovato un’ottima lettura da treno. 😉

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. oleandeer ha detto:

    Prima lo devi passare a me! xD
    Bella recensione 🙂

Ehi tu! Avrai qualcosa da dire, no?!

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