Parliamo di libri: “Il broker” di John Grisham – un best seller americano a Bologna –

Torno con una nuova “recensione” librosa dopo un mesetto di assenza.
Mi spiace quasi dover parlare di un libro mediocre, ma non si può sempre trovare tutto ciò che leggiamo assolutamente meraviglioso!

Avendo abbandonato “Anna Karenina” senza pietà a causa del peso, della traduzione anni ’50 e dei contenuti non all’altezza delle aspettative (conto di ricominciarlo/proseguirlo prossimamente, in una edizione diversa e con più tempo/concentrazione a disposizione) la mia lettura da treno delle scorse settimane è diventata “Il broker” di John Grisham.
Me lo consigliò un amico alla Festa dell’Unità e mi convinse a comprarlo (mesi dopo, usato, a 2€ naturalmente) perché mi anticipò che è ambientato a Bologna! L’ho regalato per Natale ai miei, e quando mamma l’ha finito l’ho infilato in borsa perché mi accompagnasse nei miei pellegrinaggi quotidiani su e giù per la regione.

Il-broker

Non amo la “letteratura di evasione” in linea di massima, ma non amo nemmeno chiamarla così.
Posso “evadere” anche leggendo Tolstoj, poi è ovvio che con Grisham ci riesco meglio
, ma i termini andrebbero usati con cura.

Diciamo che non amo i libri che in copertina hanno il nome dell’autore più grande del titolo (pregiudizio derivato dai miei studi di grafica) perché solitamente sono fatti per essere letti e subito dimenticati in favore di un altro libro altrettanto “consumabile”. Ho sempre rimproverato alla mia insegnante di lettere a scuola di apprezzare solo autori morti, e adesso che ho solo 24 anni mi ritrovo a fare i suoi stessi discorsi 🙂
Ho voluto comunque dare una possibilità a John Grisham, noto sfornatore di best seller.
Ha rispettato in pieno le mie aspettative.

La trama è un guazzabuglio di spionaggio e fantapolitica, due temi che non mi entusiasmano affatto – il protagonista è un ex broker americano a cui viene concessa la grazia dal carcere con 14 anni di anticipo perché gli possano dare la caccia tutti i servizi segreti del globo – ma il tutto è ambientato da pagina 50 in poi nella mia città natale, e questo fa guadagnare punti pagina dopo pagina.

Ho iniziato la lettura con un evidenziatore in mano in modo da sottolineare ogni riferimento a luoghi bolognesi. Sulle prime ho avuto l’impressione che John abbia scritto il testo col solo ausilio di Google Street View, ma poi le descrizioni si fanno dettagliate e cita bar, ristoranti e trattorie che prima o poi andrò a visitare.
Appunto, tutto ciò che non riguarda degustazioni, visite turistiche e ansie linguistiche del protagonista costretto dai suoi protettori a studiare l’italiano per 8 ore al giorno è trattato nel libro con estrema fretta.

All’inizio del capitolo 11 leggiamo di un freddo omicidio per mano dei servizi segreti americani con una tecnica strategica e agghiacciante, ma il tutto si risolve in quattro pagine!
Su una scena del genere John avrebbe potuto dilungarsi almeno il doppio, tenendo alta la suspance e il lettore incollato alla sedia.
Invece leggiamo per pagine e pagine del nostro protagonista americano in incognito che si fa guidare per Bologna bevendo caffè mentre impara l’italiano praticamente sotto tortura.

E a voler essere pignoli, persino io che non ho la minima idea di come funzioni lo spionaggio rabbrividivo leggendo gli espedienti narrativi che John usa quando si parla di tecnologia super avanzata, mescolando strumenti vetusti a dispositivi non ancora esistenti, a seconda delle necessità, come in Dragonball quando vediamo i dinosauri di fianco alle navicelle spaziali!
Ma qui mi rendo conto della mia cattiveria, perché lo stesso autore in una paginetta in fondo al libro si scusa: “è tutta fantasia, ragazzi. Ne so ben poco di spie, di sorveglianza elettronica, di telefoni cellulari, di smartphone, di cimici, di cavi, di microfoni e della gente che se ne serve. E se qualcosa in questo romanzo si avvicina alla realtà deve essersi probabilmente trattato di un caso.

Ok che Salgari scrisse di Sandokan e di Malesia senza avere mai viaggiato, ma da John Grisham nel 2005 un po’ di ricerca per ottenere credibilità narrativa me la sarei aspettata.
Non è un libro tremendo, avevo voglia di salire sul treno per proseguire la lettura interrotta il giorno prima (se leggessi anche a casa le mie letture da treno dovrei cambiarle più spesso e le mie finanze ne risentirebbero), ma dallo “scrittore maggiormente venduto degli anni novanta” (cit. Wikipedia) mi aspettavo forse di più. Se siete bolognesi potreste apprezzare “Il broker” per quel campanilismo che mai ci abbandona! 🙂

Il locale era affollato e rumoroso, un posto caratteristico, dove molti avventori si conoscevano e si salutavano calorosamente. Mettersi in fila per ordinare non creava problemi, anche se gli italiani sembravano avere qualche difficoltà ad accettare la regola che prevede una persona dietro l’altra… In un paese in cui una casa di trecento anni è considerata nuova il tempo ha un significato diverso.”

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