Ma se il fanatico della lingua originale al cinema si facesse i fatti suoi?

Passando diverso tempo su internet (sarà colpa della bolla di Google) si finisce per leggere sempre le stesse polemiche, portate avanti dalla stessa gente, sempre sugli stessi argomenti.
La voglia di scrivere questo post scaturisce da un commento che ho appena letto su YouTube:

Con l’avvento dei DVD e di internet, i film si possono vedere ora in lingua originale sottotitolati, come avviene nella maggior parte dei cinema del mondo. Pur avendo un eccellente tradizione di doppiaggio, l’Italia dovrebbe adeguarsi alla situazione… In alcuni paesi dell’est parlicchiano italiano perché vedono la nostra televisione, magari i nostri figli imparerebbero l’inglese fin da piccoli e con meno difficoltà se ci abituassimo a vedere film e cartoni in lingua originale…”

Questo è IL commento standard del fanatico della lingua originale e infinita è la voglia di lamentarsi dei fanatici della lingua originale al cinema e nelle serie TV.
Con l’avvento di internet” come suggerisce il nostro lamentoso amico è vero che “i film si possono vedere ora in lingua originale sottotitolati” e il fanatico della lingua originale sceglie proprio questo momento storico per lamentarsi dell’arte del doppiaggio in Italia!

Sono finiti i tempi in cui Mediaset passava i Robinson su Canale5 cambiando il cognome della famiglia – tanto lo sapete che il vero cognome della famiglia Robinson è Huxtable, cambiato per amor di semplicità, se siete fanatici della lingua originale è una delle prime cose che si scoprono insieme a Tata Francesca che non era italiana, ma ebrea
Se il fanatico di lingua originale vuole perdersi il meraviglioso doppiaggio dei Robinson con Ferruccio Amendola può scaricarsi in blocco tutte le 8 stagioni in lingua originale e sciropparsele in un pomeriggio senza colpo ferire.

Io personalmente adoro gli adattamenti forzati, le italianizzazioni a tutti i costi, ormai quasi estinte!
Quando sento Theo Robinson lamentarsi con la sorella perché la camicia che gli ha confezionato a mano ha il “colletto alla Little Tony” mi diverto il doppio, perché faccio anche lo sforzo di pensare a come poteva essere la battuta originale e SE DAVVERO MI INTERESSA mi vado a cercare su YouTube in un quarto d’ora lo spezzone incriminato.

Ricordo ancora con affetto un episodio di Daria (la mia sosia che mi ha fatto avvicinare a MTV da adolescente, senza nemmeno rimanere incinta!) in cui uno dei personaggi era definito un PISQUANO!

In tempi più recenti, mi è capitato di seguire in italiano la serie “2 Broke Girls” trovandola divertente e senza troppi adattamenti forzati anche grazie al fatto che la cultura americana si è talmente sostituita alla nostra che adesso abbiamo anche noi gli hipster, l’Apple Store e le MILF, tre cose che nella serie vengono nominate spesso.
Sotto ogni spezzone caricato abusivamente su YouTube c’è sempre una serie di commenti come quelli da cui è partito questo post di gente che la serie l’ha vista tutta in inglese quasi un anno prima e critica la traduzione e l’interpretazione dei doppiatori.
La domanda che io continuo a pormi è “Ma se c’è scritto ITALIANO
a caratteri cubitali nel titolo cosa cercavi quando ci hai cliccato sopra?”
Una scusa per lamentarsi del nulla, senza dubbio!

Torniamo a “l’avvento dei DVD e di internet” perché nonostante le apparenze non sono una troglodita. Sto migliorando con l’inglese, un intero film con i sottotitoli in inglese riesco a seguirlo (per la sceneggiatura di Gravity avrei potuto fare a meno anche dei sottotitoli, ma mi aspettavo di meglio!) e se sono stata una completa capra in inglese fino a poco tempo fa non è certo per colpa degli ottimi adattamenti in italiano che mi hanno cresciuta, ma delle docenti più capre di me che si sono susseguite vorticosamente dietro le cattedre dei miei anni scolastici.
La verità è che certe traduzioni sono degli autentici capolavori che non avrebbero potuto essere fatti diversamente e che spesso migliorano la battuta originale (
Lupo ululà e castello ululì avete idea di come fosse in inglese?).

Io amo anche le connotazioni regionali italiane date ai personaggi non americani, come rendere Romeo “er mejo del Colosseo” il gatto degli Aristogatti che in realtà era irlandese (credo che questo l’abbia reso un film molto amato dal pubblico italiano rispetto al successo che ha avuto in patria) o il giardiniere Willy uno scozzese che parla sardo! Consapevoli del fatto che in originale è scozzese non fa più ridere se parla in sardo? (“Dannati scozzesi, hanno rovinato la Scozia!”).

Come qualcun’altro ha detto sempre nei numerosissimi commenti di YouTube che mi capita di leggere “Il cinema deve essere per tutti, non solo per chi sa l’inglese. Vecchi e bambini hanno diritto di andare al cinema a capire quello che ascoltano. L’élite che sa l’inglese e vuole arricchirsi culturalmente dell’interpretazione originale degli attori guarderà il film nei cinema che organizzano serate in lingua originale. E’ molto semplice.”
Son d’accordo anche con quello che ha risposto che “
l’inglese va saputo, non puoi non sapere l’inglese e pretendere di consumare prodotti esteri”.

L‘ho passata la fase delle medie in cui dicevo “a Londra non andrò mai perché l’inglese mi fa schifo” (anche perché… pensa un po’, a Londra sono pure già stata!) ma tutto questo bisogno di prodotti esteri non l’ho nemmeno vai avuto, quello è vero.

Morale della favola: il doppiaggio è un’arte italiana da preservare,l’avvento dei DVD e di internet” permette di scoprire in pochi secondi com’è una versione in inglese, non siamo più nell’era in cui se volevi sapere com’era un dialogo Disney in originale dovevi comprarti le VHS di Magic English, siamo nell’epoca sbagliata per lamentarci del doppiaggio italiano.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Otello Piccoli ha detto:

    In effetti quest’anno è stata una tortura dover vedere Il trono di Spade in lingua, per paura degli spoiler. Io non sono contrario a priori, ma quando seguo i sottotitoli perdo gran parte dei dettagli.

Ehi tu! Avrai qualcosa da dire, no?!

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