Parliamo di libri: “Dei bambini non si sa niente” di Simona Vinci

Ho ritrovato un file nei meandri del mio backup con la recensione di un libro che ho letto nel 2011. Visto che si tratta degli albori della mia opera di scrittura per quanto riguarda i prodotti letterari la riporto qui, rivista e aggiornata.

Dire candidamente che “Dei bambini non si sa niente” di Simona Vinci mi sia piaciuto sarebbe indelicato e spaventerebbe i miei lettori che hanno avuto la (s)fortuna di leggere questo libro.
Non è una lettura piacevole, come detto dalla mia ex docente di Semiotica Giovanna Cosenza, e non è da leggere la sera.
Però è scritto bene, e forse, essendo opera di un’esordiente, può subire l’accusa del racconto volutamente scabroso per destare orrore nei lettori, ma per pubblicare sicuramente e in fretta.
Si sa che il sesso, specie se raccontato in certi termini, vende sempre ed è un mercato che non rischierà mai il fallimento.
Opera di denuncia? Non lo so, ma il testo di Simona Vinci ti pone davanti a interrogativi forti. Giri l’ultima pagina, ti trovi davanti il logo Einaudi e sei terrorizzato, sconvolto, inorridito… le hai tutte!
Ma sei arrivato fino alla fine senza saltare pagine, e certamente non ti dimenticherai di questo breve romanzo tanto facilmente. E per quanto mi riguarda questi sono i segnali che mi dicono “hai appena finito un bel libro, non lo vendere alla prima bancarella dell’usato”.

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