Parliamo di ‘libri’: “Chi ha ucciso Norma Jean?” di Fabrizio Corona

Capito, credo l’estate scorsa, di fianco a uno di quei banchetti organizzati dalle associazioni di beneficenza in cui i libri sono ammucchiati senza un ordine e si possono comprare con un’offerta libera. La mia attenzione cade su una copertina dal sapore anni ’70, una di quelle illustrazioni dei gialli Mondadori.
Penso “Cos’è? Agatha Christie? Magari lo regalo a mamma che è appassionata!”
Leggo l’autore: “Fabrizio Corona”. Oddio. Vabbè, sarà un omonimo.
Giro il libro e vedo la foto in sapiente bianco e nero di Corona sul retro, a braccia conserte come a sfidarmi. “Dai comprami, vedrai che risate!”
Purtroppo avevo solo 10 centesimi quel giorno nel portafogli (periodo magro da sempre l’estate) e l’associazione benefica non ha certo sbancato con la mia offerta, ma io ho passato qualche ora di grande divertimento leggendo il romanzo d’esordio di Corona.

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Trovandosi ancora in giro per casa (mi vergogno ad andarlo a vendere a nome mio a un mercatino dell’usato) ho invitato anche mia madre a leggerlo col mio stesso scopo – alla fine ha davvero fatto da regalo, anche senza essere della Christie – ed è stata lei a riportarmi alla mente questo gustoso testo.
Voglio credere davvero che l’abbia scritto lui e analizzarlo come, appunto, il romanzo d’esordio del “personaggio tra i più discussi degli ultimi anni che è stato al centro dello scandalo Vallettopoli” (come descritto nella quarta di copertina).

Il protagonista di “Chi ha ucciso Norma Jean?” è Nick Zaro, un paparazzo milanese senza scrupoli, pieno di soldi, che parcheggia in sosta vietata la sua Cayenne quando non la lancia a velocità imbarazzanti nel centro storico.
Piuttosto prevedibile, ma da un ambiente come quello dello spettacolo può nascere effettivamente una buona trama. Su 173 pagine leggiamo del delitto a pagina 25.

Zaro si ritrova a fotografare la morte violenta di una sua vecchia amica, ex escort, ormai soubrette di successo. Accusato dell’omicidio – anche a causa delle foto della ragazza in fin di vita spedite ai giornali – e presto scagionato da un’avvocato (con l’apostrofo, pochissimi uomini nella vita di Corona versione letteraria) si metterà a indagare per scoprire il vero assassino, anche grazie all’aiuto di una giornalista di Repubblica.

A parte il fastidio provocato dal narcisismo del protagonista (“Ma come? Un maschio alfa dominante come me relegato allo status di animale da compagnia?”) e alcuni strafalcioni legati al mondo sadomaso (in quale locale a tema si entra gratuitamente la prima sera per poi fare la tessera da 50€ dal secondo ingresso?) lo stile della scrittura non risulta terribile più di tanto.

Alcuni dettagli piuttosto imbarazzanti me li ha fatti però notare mia madre: alla prima lettura evidentemente non stavo molto attenta.
Uno dei personaggi che ruotano attorno a questa indagine è una certa Melissa, famosa modella ridotta a un vegetale in seguito a un gioco erotico legato al soffocamento (qua Corona si è informato, nei ringraziamenti c’è addirittura citata una dottoressa che l’ha istruito sull’anossia, la pratica di interruzione del respiro durante l’amplesso).
Nella prima pagina in cui viene descritta la condizione della ragazza si specifica “in coma, ridotta a un vegetale”… ma nella pagina successiva, sempre riferendosi a lei si legge “Al momento della morte, la ragazza era sola. Durante l’autopsia hanno accertato che non c’erano tracce di sperma sul corpo.” Ho visto abbastanza episodi di “Colombo” e della “Signora in giallo” per sapere che non si fanno autopsie su ragazze in coma, per cui credo che su questo punto Corona avrebbe dovuto informarsi meglio.

La vera chicca però è l’inserimento del personaggio di Adolfo Santorini, “notissimo cronista di gossip, famoso per i suoi scoop e per le sue trasmissioni TV in cui rivelava i segreti più inconfessabili delle star”.
Peccato solo che questa allusione letteraria a Signorini compaia nel libro solo da cadavere, sarebbe stato divertente leggerne i dialoghi con l’alter ego di Corona.

Concludendo: è evidente che non è un capolavoro, ma l’editor o il correttore di bozze hanno aiutato molto a rendere ciò che Corona ha prodotto in 5 giorni qualcosa che sotto l’ombrellone non appesantisce la giornata. Ovviamente vietatissimo comprarlo nuovo (chissà se è ancora in catalogo poi!) ma se lo trovate nella campana della carta prendetelo e fatevi due risate.

E siate grati a Corona di non aver mai fatto uscire i due seguiti che dovevano comporre la trilogia!

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. balenele ha detto:

    Trilogia?! Wow, peccato! Avrebbe fatto concorrenza al Signore degli Anelli! 🙂

Ehi tu! Avrai qualcosa da dire, no?!

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