Ma perché le donne si portano il mondo dentro la borsa?

Duecento anni fa, il ruolo della donna era in gran parte domestico e essa teneva le sue cose nelle tasche e pieghe dei suoi vestiti anziché in una borsa. Ma, come le donne hanno cominciato a lasciare la casa, sia per il tempo libero che per il lavoro, le borse sono diventate un modo utile di portare i loro beni. (Caroline Cox)

Il mio rapporto con le borse non è sempre stato felice.
Molte mie coetanee si approcciarono alle borse appena uscite dalle scuole medie, quando iniziavano i pallidi tentativi di avere una vita sociale extra scolastica ed extra parrocchiale.
Io non è che non avessi una vita sociale, magari non vivevo la vida loca, ma capitava che uscissi durante il periodo delle superiori… solo che non vedevo l’utilità di un’appendice di stoffa per trasportare le chiavi di casa, il portafogli e il cellulare!
Le mattinate erano sinonimo di scuola e zaino Invicta (orgogliosamente portato fino alla maturità) che nonostante la sua connotazione adolescenziale era in grado di trasportare libri, appunti, DIARIO e astuccio… insieme a portafogli, cellulare e chiavi di casa.
Per questo per quei rari momenti di attività extrascolastici preferivo di gran lunga pratici pantaloni con profonde tasche, così da avere le mani libere e lo stretto indispensabile sempre a portata di mano.
Le volte in cui erano vietati i pantaloni con le tasche e mi toccava indossare qualcos’altro la borsa mi creava non pochi problemi.
Essendo le mie prime borse minuscole e i miei piumini invernali di quell’epoca imbottiti tanto da farmi sembrare l’omino Michelin, spesso portavo la borsa SOTTO il piumino, così da farmi sembrare da fuori ancora più gonfia e deforme.

Con l’università ho bene o male visto la luce… si fa per dire.
Abolito lo zaino Invicta più per pudore che per buongusto, ed anche il suo cugino più trendy della Eastpak per scarsa praticità ricorsiva, adottai una tracolla senza forma della Phard (nel 2010), trovata a 10€ in Montagnola, ma che aveva il pregio di avere scritto sul “coperchio” Jeans or not jeans, this is the question.

Fu la fine. All’inizio rimase immutato il mio minimalismo urbano:
portafogli, cellulare, chiavi, quaderno degli appunti, libro per l’esame.
Nemmeno l’astuccio. Una penna e un evidenziatore.
Poi arrivò l’estate e di conseguenza gli occhiali da sole graduati con la loro pratica custodia.
Poi compresi che mangiare fuori tutti i giorni era una spesa notevole e arrivarono i panini portati da casa.
Poi decisi che per comprendere meglio il contenuto dei libri oggetto di studio mi servivano più evidenziatori di diversi colori, e aggiunsi un piccolo astuccio.
Poi mi regalarono un iPod e ricominciai ad ascoltare la musica in giro, attività che avevo abbandonato a causa del mio obsoleto lettore mp3 a gettoni.
Poi trovai utile segnarmi spese e impegni importanti su un’agenda e seppur piccola, anche quella entrò a far parte del mio kit di sopravvivenza giornaliero, complice anche la vecchiaia imminente.
Poi mi resi conto che il portafogli era gonfio di tessere fedeltà che non utilizzavo ogni volta che uscivo, per cui trovai sensato separarle dal portafogli con un pratico porta-tessere, per poterle lasciare a casa con facilità… cosa che non avviene quasi mai.
Poi è arrivata la “coscienza ecologica” se così vogliamo chiamarla, e decisi di portarmi in giro una borsa pieghevole a forma di fragola per non utilizzare nuove borse di plastica usa e getta ad ogni acquisto.
Poi mi capitò diverse volte di perdermi nei vicoletti della mia città, perché non è affatto vero che “nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino”… così il mio amorevole uomo mi regalò una esaustiva mappa turistica, che mi permette di continuare a non rimpiangere uno smartphone con Google Maps quando devo andare in una via che non conosco.
Poi con l’inverno mi accorsi che le mie mani e le mie labbra soffrivano molto il freddo, e non ci vidi niente di male nell’aggiungere al mio kit una piccola confezione di crema mani e un burro cacao.
Poi andai alla fiera del fumetto e comprai lo specchietto da borsetta di Lady Oscar e trovai poco sensato lasciarlo in casa, dove gli specchi abbondano.
Poi mi resi conto che non era cortese chiedere continuamente in prestito alle amiche fazzoletti e gomme da masticare, così li aggiunsi al resto del contenuto della mia borsa.
Poi iniziai a pendolare e a frequentare sempre più spesso gli aperitivi, dove spesso sono disponibili solo orribili posate di plastica e decisi di portare sempre con me le posate pieghevoli comprate qualche anno fa. In diverse occasioni avere coltello e cavatappi a disposizione ha salvato i miei pasti e le mie serate… no, non mi è mai capitato di accoltellare nessuno, ma di tagliare una torta a mezzanotte in mezzo a una piazza sì.
Poi stampai i biglietti da visita, e trovai professionale averli sempre dietro qualora fosse capitata l’occasione di poterli distribuire.
Poi aprì Tiger a Bologna e trovai delizioso e utilissimo il mini-kit da ufficio munito di una minuscola pinzatrice e un piccolo rotolino di scotch.

Tutto questo per dire che ora la mia borsa da tutti i giorni è pesantissima, anche se riesco ancora a contenere tutto questo ciarpame in poco spazio e quindi a mantenere le dimensioni della borsa ridotte.
So perfettamente come sono arrivata a questo punto, preferisco ancora avere le mani libere, quindi non esiste borsa della mia ampia collezione che non sia a tracolla, ma sicuramente non sono più minimal come quando avevo sedici anni.

E voi, ragazze? Come siete arrivate a portarvi dietro la casa?

"Cosa c'è nella mia borsa" aggiornato a un anno fa, mancano quindi i biglietti da visita e il kit da ufficio di Tiger
“Cosa c’è nella mia borsa” aggiornato a un anno fa, mancano quindi i biglietti da visita e il kit da ufficio di Tiger
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Un commento Aggiungi il tuo

  1. paperodue ha detto:

    io credo che le donne vadano in giro con una borsa per insicurezza

Ehi tu! Avrai qualcosa da dire, no?!

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