Cosa fare a Roma in un week-end se ci sei già stato 3 volte e aspetti solo l’ora dei pasti

Roma è una di quelle città da vedere una volta nella vita, su questo non ci piove.
Ma quando è la quarta volta che ci vai potresti provare un senso di smarrimento pensando che il grosso delle cose da vedere assolutamente ormai le hai viste e fotografate diverse volte (Colosseo, Fontana di Trevi, San Pietro, Piazza di Spagna e Barcaccia del Bernini ormai scheggiata, Quirinale, Pincio, Vittoriano, eccetera eccetera…)
Per cui quando l’uomo mi ha proposto di festeggiare il suo compleanno con un week-end a Roma ho ideato un itinerario sicuramente ignorante, ma efficace per chi come noi è stato nella capitale circa un anno e mezzo fa.

Siamo andati e tornati con Italo, un totale di 25€ a testa per un viaggio della durata di due ore. Prezzo onesto e se non fosse stato per la numerosa famiglia invadente e maleducata sul treno del ritorno sarebbero stati due viaggi relativamente piacevoli.
Nick Hornby, essendosi meritato la mia fiducia durante il viaggio in treno a Berlino, mi ha fatto compagnia anche durante questo percorso.
Magari prossimamente parlerò di “Come diventare buoni”.

cimitero-acattolico
il cimitero è uno dei pochi posti di Roma in cui per forza di cose regna – quasi – il silenzio
  • La destinazione sicuramente più interessante che abbiamo raggiunto la prima mattina approfittando del clima favorevole è il Cimitero Acattolico, dove sono sepolti personaggi illustri insieme a molti stranieri innamorati di Roma al punto di volercisi far seppellire.
    Mi interessavano in particolar modo la tomba di Antonio Gramsci e quella di Goethe, e le abbiamo trovate senza troppe difficoltà anche senza mappa da 3€.
    E’ un cimitero molto esteso, ma non è Père Lachaise a Parigi, inoltre qui ci sono le indicazioni per trovare i “morti famosi” 😉 Casualmente abbiamo trovato anche la lapide di Arnoldo Foà!
  • Non avendo particolari priorità culturali stavolta mi sono concessa di mettere nel mio personalissimo itinerario due mete di solo shopping:
    il Libraccio in via Nazionale 254 e Eataly in Piazza 12 ottobre 1492.

    Avendo visto nei video milanesi di Ilenia quanto può essere grande una libreria Libraccio a Milano ho voluto immergermi nei libri anche a Roma e non sono stata delusa, anche se mi sarei aspettata più cura nella catalogazione dei libri.
    Eataly invece mi interessava per capirne il marketing, avendo assistito tempo fa a una lezione di Semiotica dei Consumi tenuta da una ragazza che sulla comunicazione di Eataly ha fatto la tesi di laurea specialistica.
    Questo ovviamente non mi ha impedito di riempire lo zaino dell’uomo di birre artigianali, di cui c’è davvero una selezione immensa.
birre artigianali da eataly
Scaffale di birre artigianali da Eataly
  • Via Margutta e Via Veneto invece si sono rivelate piuttosto deludenti, per quanto riguarda la seconda è verissimo che quella ricostruita da Fellini allo Studio 5 di Cinecittà per “La dolce vita” è mille volte più bella dell’originale.
  • A proposito di Cinecittà, abbiamo avuto la sfiga di scegliere il week end in cui si correva la maratona di Roma, ma mentre la domenica i 100mila partecipanti e relativo pubblico si trovavano in centro noi abbiamo deciso di uscirne e andare a fare un giro nella capitale della settima arte.
    Il biglietto per il tour completo costa 20€, ma se si hanno meno di 26 anni scende a 15€!
    Tale tour che abbiamo scelto noi comprende la visita guidata ai set in esterna: al momento c’è installata una Firenze del ‘400 utilizzata l’ultima volta per l’ignobile remake di “Amici Miei” di Neri Parenti e il set di “Gangs of New York” che però sta per essere demolito in favore di una Betlemme per un film che narrerà dell’infanzia di Cristo.
    Nello Studio5, il più grande e il favorito da Fellini – dove c’era anche il suo appartamento privato – non ci hanno fatto entrare perché erano in corso le riprese del remake di “Ben Hur”, ma anche da fuori è affascinante sapere che dentro quel capannone fu ricostruita la Via Veneto di cui si parlava prima.
    La mostra invece è un percorso interessantissimo nel cinema italiano e non, in cui abbiamo passato un sacco di tempo a leggere didascalie e cartelli. Sono esposti anche diversi costumi di scena.
    Imperdibile (almeno per me) la visita alla Casa di un Medico in Famiglia, che però (SPOILER!) è un cartonato con la sola facciata tenuta su da un’impalcatura… eppure aveva un’aria così solida!
  •  Abbiamo alloggiato all’ American Palace Hotel, un 4 stelle (che magari non le merita tutte) a due passi dal capolinea Laurentina, ma io volevo a tutti i costi vedere…
  • il graffito di ZeroCalcare al capolinea di Rebibbia, dalla parte esattamente opposta. Sappiate, a titolo informativo, che servono 40 minuti di metro per percorrere tutta la linea B.
graffitodizerocalcare
Jeansata sotto il graffito di ZeroCalcare a Rebibbia

Capitolo a parte è il cibo, vera destinazione del mio affamato compagno di viaggio.
La Pentolaccia è il posto in cui dovete andare se siete convinti che a Roma non si mangi bene in centro con meno di 40€ (questa smentita in realtà l’avevamo avuta anche l’ultima volta con il bistrot del teatro Quirino).
Stesso discorso per Ivo a Trastevere, che abbiamo scoperto essere il locale in cui è andato Chef Rubio di Unti&Bisunti a sfidare il titolare a colpi di frittura alla romana.
Va detto che prima di entrare abbiamo letto su Google le recensioni e c’era scritto che il personale è poco cortese.
Siamo entrati dopo la visita a Cinecittà, quindi alle 4 di pomeriggio, chiedendo di pranzare.
All’ingresso ci è stato offerto un bicchiere di vino rosso e un panino con la porchetta ciascuno, e siamo stati trattati coi guanti nonostante l’orario.

Applausi per Ivo e per i fritti, anche se quella sera non abbiamo ovviamente cenato!

frittomisto
Olive all’ascolana, mozzarelle, baccalà, crocchette e cervelletto… tutto fritto!

Andando a trovare gli amici che ci ospitarono l’altra volta avevamo a disposizione anche una macchina, per cui ci siamo spinti in gita gastronomica fino ad Ariccia a cenare in una fraschetta, precisamente all’Osteria di Corte, in via dell’Uccelleria 30.
Le fraschette sarebbero le vecchie osterie, in cui si mangia e si beve tanto e bene, spendendo poco.
Ed è verissimo, l’unica cosa che mi ha disturbato terribilmente è stato il piatto di plastica d’ordinanza, che però è ospite fisso in tutte le fraschette della zona.
Per questo abbondantissimo ANTIPASTO per 4 persone ho semplicemente evitato di usarlo il piatto, abbuffandomi alla vecchia maniera dal piatto di portata.

E’ stato un bell’itinerario romano, ne sono fiera: si è mangiato come bestie, ma ci si è anche divertiti un sacco.
Certo, l’ottima compagnia aiuta sempre!

taliere-porchetta-salumi
Porchetta, cotiche, salame, prosciutto, formaggio, fagiolata, mozzarelle e olive… il tutto per stimolare l’appetito!
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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Agnese Farinelli ha detto:

    Roma riserva sempre delle belle sorprese (anche culinarie). Io purtroppo ci sono stata una volta sola taaaaaanti anni fa, all’epoca del diploma (ah, tra parentesi, abbiamo la stessa età e veniamo da due città che distano appena 50 km l’una dall’altra… che roba!) e già all’epoca non avevo visto tutto. Dovrei farci nuovamente un salto, prossimamente. Anche se per ora mi accontento della grigia e triste Milano… niente a che vedere con Roma!

Ehi tu! Avrai qualcosa da dire, no?!

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