Un’altra Irlanda on the Road, perché l’Isola di Smeraldo non basta mai!

Trascurare il blog non è mai buona cosa, specie se il post che sto rimandando di scrivere per pigrizia è il resoconto del mio secondo viaggio on the road in giro per l’Irlanda.

Il primo post a tema irlandese ha inaugurato la sezione viaggi ed è da sempre uno dei più letti dai viaggiatori che cercano ispirazione, per cui ecco altri spunti.
Stavolta le nostre tappe sono state Dublino (per due notti, sempre ospiti), da cui fare un’andata e ritorno in giornata a Kilkenny, poi Limerick e Dingle.

L’idea iniziale era viaggiare in 4 con una macchina a noleggio, ma l’altra coppia che doveva accompagnarci ha avuto un contrattempo all’ultimo minuto e ha dovuto rinunciare. Il noleggio di un’auto per solo due persone non conviene senza contare che io non guido, per cui l’intera responsabilità dei viaggi e della guida astemia a sinistra sarebbe stata sulle spalle del mio uomo. Non ce la siamo sentita e abbiamo optato per una riorganizzazione dell’itinerario una settimana prima del volo, compatibile con i mezzi.

I treni in Irlanda sono più costosi dei pullman e non sempre più rapidi (27€ a cranio per la tratta Dublino – Kilkenny, un’ora e quaranta di viaggio), ma sono anche più accessibili a sedie a rotelle e passeggini, per cui sono spesso popolati da vecchi e bambini. Questo può rendere un viaggio poco silenzioso.

Aggiungo che se hai avuto la malaugurata idea di riprodurti e alle 7 di mattina ti siedi su un treno con tutta la tua rumorosa prole nella “quiet zone” sei stronza.
Anche se sei irlandese!

Ma dicevamo di Kilkenny: è una cittadina non troppo grande, molto turistica e trafficata.
La quantità di macchine ricorda un paese del sud Italia con più auto che abitanti.
Conviene parcheggiare fuori dalla stazione, dove la situazione è ancora vivibile.
Passeggiando per il centro ci si imbatte nella Saint Canice’s Cathedral, davvero imponente e circondata da pittoresche tombe.

DSCF4407Abbiamo evitato la fabbrica della Smithwick’s perché col costo dell’ingresso si compravano 3 pinte, che ci parevano un investimento migliore.
Abbiamo provato un paio di pub consigliati dalla mia fantastica guida Routard: promossi il Kyteler’s Inn e il Matt the Miller’s.

Anche per andare a Limerick abbiamo scelto il treno (da Dublino, 54€ a cranio, circa due ore).
È una cittadina molto graziosa, abbiamo alloggiato al Pery’s Hotel con 50€ a notte – sempre prenotando la settimana prima. Qui distribuiscono una pratica mappa pieghevole con segnati i pub e i ristoranti migliori, che talvolta coincidevano con quelli della guida.
Bellissimi il Nancy Blake’s sia di mattina che di sera (“Sai che siamo svegli dalle 4, sono le 11 e ancora non abbiamo ancora preso una birra?”) e il White House, anche se con la stufa accesa e il locale pieno si bolliva.

Da evitare invece il King’s John Castle: andando a visitare un castello uno si aspetta qualcosa di medioevale e imponente, non un percorso guidato in corridoi foderati di plastica con schermi Sumsung in verticale da cui personaggi in costume ti parlano. Sconsigliato a chi non ha figli anglofoni di meno di 12 anni da intrattenere.

Anche il Milk Market me lo aspettavo diverso.
Somiglia alla Boqueria di Barcellona, solo meno caratteristico e più spento.
Ci ho comprato un paio di libri per ragazzine in inglese, così quando avrò voglia di leggere in lingua mi misurerò con testi al mio livello! XD

Da Limerick ci siamo diretti a Dingle, stavolta con il pullman che sosta a Tralee per una ventina di minuti (in totale 3 ore e mezzo, per 25€ a cranio).
Dingle è, citando la guida un “incantevole porticciolo di pescatori”, a sud della penisola di Dingle appunto.
È un buon punto di partenza per percorrere la Dingle Way e per andare ad ammirare le scogliere sull’oceano (proprio perché è un porticciolo molti ristoranti e B&B non accettano carte di credito).
Ovviamente non si può avere sempre fortuna e appena arrivati sul suolo di Dingle siamo stati investiti da un vento simile a quello che si percepisce quando si è in moto in autostrada, quando senti il casco volarti via.
Era impressionante vedere i pargoletti irlandesi allo stato brado sul prato accanto al porto, vestiti solo con tute acetate mentre io gioivo di essermi portata sciarpa, guanti e cuffia.
Il nostro secondo giorno da Dingle invece è stato salutato da una scrosciante pioggia irlandese. Fortunatamente alloggiavamo al Russel’s, un confortevole B&B in una strada secondaria e Mary, l’adorabile titolare, ha telefonato per noi a un vicino di B&B che organizza i tour archeologici col furgoncino da 12 posti.
L’abbiamo raggiunto a piedi e per 20€ a testa ci ha scarrozzato in mattinata per tutta la penisola.
Ogni volta che si apriva il portellone scorrevole del furgoncino una folata di vento insieme a scrosci d’acqua orizzontali ci investiva.
Il nostro autista ci faceva scendere nella tempesta solo per fare qualche foto e avvistare qualche rudere.
Purtroppo delle spiegazioni in inglese ho capito poco e niente ma la vista dalle scogliere parla tutte le lingue.

DSCF5186

Dato che non avevamo il clima dalla nostra parte ci siamo consolati col cibo a Dingle (tanto per cambiare): libidinoso il pranzo al Fish Barr, il piccolo ristorante di pesce lungo il molo. Non cadete in tentazione con la carta dei vini over 20€, chiedete la tap water e arriverà una salutare ed economica caraffa di acqua del rubinetto.

Un altro locale molto rinomato per il pesce fresco, che nemmeno ha il menu, ma va direttamente con il pescato del giorno scritto su una lavagna è il Out of the Blue (dove la sera senza prenotazione non entri), ma le ostriche hanno fatto passare al mio accompagnatore una notte infernale, quindi preferite il primo che ho consigliato.

Buono anche il salmone del Dingle Pub, ma ho trovato una pietruzza nel piatto, quindi non ve lo consiglio al cento per cento! 😀
L’ultimo giorno invece è stato interamente trascorso sui mezzi di trasporto per spostarci da Dingle a Dublino… e il volo con Ryanair mi è sembrato ancora più lungo del solito.

Qualche consiglio spicciolo, specie se viaggiate a fine maggio come noi, che abbiamo scelto il ponte del 2 giugno:

  • MAI sottovalutare il clima irlandese: indispensabili gli accessori invernali, specie se coprono le orecchie!
  • Mi raccomando le scarpe comode, le mie buone da trekking sono perse nel marasma che c’è in casa e sono partita con delle finte Timberland non troppo confortevoli. Sono stati utili i cerotti e i calzettoni spessi.
  • Il k-way è una buona soluzione contro pioggia e vento, purché non sia una mantella lunga fino alle ginocchia. In condizioni critiche ve la ritroverete avvolta attorno alla testa!
    DSCF5148La pioggia non dura mai tantissimo, quindi a meno che non sia palese che è in corso un mezzo nubifragio non disperate, è probabile che la “shower” passerà presto.
  • Ryanair ha cambiato le regole riguardo il fantomatico bagaglio a mano: adesso se ne possono portare anche 2, ma dopo i primi 100 posti vengono tutti caricati in stiva, ovviamente perché è finito lo spazio! Preferivo portare un solo bagaglio a mano e potermi sedere mentre aspetto l’imbarco invece di fare la fila all’italiana.
  • Anche se non ho idea di che cosa sto parlando, so che ci sono state utili almeno 3 app, che l’uomo aveva nel telefono e consultava spesso, almeno quanto io consultavo la guida. Scaricatevi quindi Real Time Ireland, Journey Planner, Met Eirran
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