Amsterdam tra canali, barche e un po’ di delusione.

L’estate è finita e a parte i miei drammatici pellegrinaggi all’Expo mi sono concessa anche 3 giorni ad Amsterdam con le amiche.
Dopo Barcellona e Parigi, (e Londra e Dublino nell’era pre-blog) un’altra tappa per noi che siamo il gruppo delle capitali.
C’è da dire che ero piuttosto scettica riguardo Amsterdam come meta, (nonostante mi fossi informata anche da viaggiatori più esperti di me) nel senso che non ho mai sentito di qualcuno che torna dalla capitale olandese senza raccontarmi di rovinose fattanze, funghetti allucinogeni, pericoli scampati, orientamento sconnesso, eccetera…
Dal momento che nessuna di noi fuma cannabis e affini non vedevo Amsterdam come chissà quale un’attrazione e in effetti non sono stata del tutto smentita.
O meglio: la città è molto graziosa, piena di canali su cui passano barche bellissime, dei veri e propri salotti galleggianti su cui vedi svolgersi feste a cui vorresti partecipare a tutti i costi.

canale di amsterdam con barca illuminata
una festa galleggiante sui canali di Amsterdam

Si mangia bene (anche se si beve Heiniken), ci sono tanti bei negozi e anche una bella atmosfera… ma i principali luoghi d’interesse sono i koffeeshop.
E per chi come me non è in grado di aspirare il fumo non c’è problema, perché tanto c’è la space cake, ovvero il brownie farcito con 0,3 grammi di cannabis che ti fa muovere, parlare e ragionare al rallentatore per 24 ore circa.
Per 7,50€ vale la pena provare, specie se è il primo contatto con la cannabis è una conoscenza molto… dolce! 😀
Senza la space cake non avrei molto da raccontare di Amsterdam, con tutto il fascino che può avere.

Il museo di Van Gogh è stata una cocente delusione.

fila van gogh
la fila alle 10 di mattina per il museo di Van Gogh

Fondamentalmente è sottodimensionato per gestire l’affluenza che ogni mattina si accumula all’entrata. Fanno entrare poche persone alla volta, favorendo le comitive e lasciando quelli che pagano il biglietto sul momento a fare la muffa sotto la pioggia per almeno un’ora (arrivando mezz’ora prima dell’apertura).
Una volta dentro spendi 17€, senza alcuna riduzione legata all’età o allo stato di studente per vedere un 90% di micro-croste dipinte da Van Gogh e quattro opere realmente famose che ovviamente NON PUOI FOTOGRAFARE, pena il cazziatone da parte degli scimmioni olandesi della sicurezza.
Sono convinta che il motivo per cui sono proibite le foto sia il conseguente smascheramento della luce ignobile con cui sono illuminati i quadri.
Contando poi che molte pareti sono riempite con roba che nulla c’entra con la produzione dell’artista che dà il nome al museo… per me può pure chiudere.
E dire che mi sono sciroppata musei molto più grandi senza particolari sofferenze, ma la presenza di TANTA GENTE in stanze soffocanti in cui teoricamente avresti bisogno di spazio vitale per vedere le opere (che sono PICCOLE) non aiuta.

La casa di Anne Frank non era proprio nei piani invece, semplicemente perché io e le mie compari non vediamo grosse differenze tra visitare quella casa e andare a fotografare la Concordia o la casa di Avetrana.
Il turismo dell’orrore ha diverse sfumature.

Fortuna che c’è lo shopping, come spesso accade.
Il mercato delle pulci dà sempre grandi soddisfazioni, ma anche molti negozi sono memorabili, ad esempio ho lasciato il cuore da Socks We Love.
Piuttosto deludente invece il mercato dei tulipani, più che altro ricco di bulbi inscatolati e povero dei colori tipici dei fiori olandesi.

Per quanto riguarda il cibo suggerisco Bagels&Beans, che nonostante sia un franchising è molto valido, Sherpa, un ristorante nepalese in cui si mangia benissimo e la Pancake Bakery, che ha entusiasmato tutte!

L’ostello invece… per quanto si possa essere di poche pretese non si può certo dire che all’International Budget Hostel si sia soggiornato bene.
Il bagno in comune per me non è un problema quando si sta in ostello (lo dicevo anche in Irlanda), ma stavolta la nostra porta era di fianco al bagno, e le porte di tutti gli ambienti in comune sbattevano subito fuori dalla nostra porta, a qualunque ora.
La prima notte poi la nostra vicina ha pensato bene di chiudersi fuori dalla camera e bussare rabbiosamente contro la porta finché non è riuscita a farsi aprire dal suo compare, che chissà in che condizioni era per non sentirla al primo pugno sul legno. Anche volendo dimenticare gli aloni gialli su cuscino e coperta non lo consiglierei.

Insomma, se non fumate cannabis, non mangiate torte farcite con le erbette magiche e non siete interessati al quartiere a luci rosse (che di giorno somiglia molto a Pigalle, il quartiere di Parigi con il Moulin Rouge) forse Amsterdam non è la migliore capitale d’Europa dove passare un week end, anche perché economica non è.
Ci tornerò per fare colazione con la space cake tutte le mattine solo in caso di offerte e prezzi davvero convenienti.

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