Macedonia estiva di libri

È un po’ che non scrivo di libri, ma non sono stata affatto ferma con le letture. Ho pensato di fare quindi un post che raccolga le mie impressioni sui libri che ho letto da marzo a settembre in questo 2015 così intenso, senza però dilungarmi troppo. Giusto un accenno e qualche parere! 😉

Nick Hornby è ormai un mio inseparabile compagno di viaggio: “Come diventare buoni” ha contribuito a rendere più piacevoli le ore di treno verso Roma in modo sorprendente, dato che per la prima volta tra i testi suoi che ho letto si misura con una scrittura in prima persona di un personaggio femminile. Una coppia sposata è in crisi con due figli, lei medico affermato, lui che si è sempre comportato da stronzo all’improvviso decide di dedicarsi agli altri in modo fin troppo totalizzante. In un paio di passaggi ho faticato tantissimo a non scoppiare rumorosamente a ridere, ad esempio:

“Un giorno o l’altro odierai il tuo sposo, lo guarderai e rimpiangerai di aver anche solo scambiato una parola con lui, figuriamoci un anello e fluidi corporei… non pensi che un bel giorno, al risveglio, ti capiterà di non riconoscere più tuo marito. Se chiunque pensasse a una qualsiasi di queste cose, allora nessuno si sposerebbe mai; in realtà l’impulso di sposarsi potrebbe avere la stessa origine dell’impulso di scolarsi una bottiglia di candeggina e gli impulsi di questo genere sono proprio quelli che cerchiamo di ignorare, piuttosto che celebrare.”

Non buttiamoci giù” invece mi ha fatto compagnia giù e giù per l’Irlanda. Stavolta si va a trattare addirittura il tema del suicidio, con un quartetto di persone in cima a un palazzo la notte di capodanno, tutte decise a buttarsi, ma che poi finiranno per stringere qualcosa di molto simile a un’amicizia.

Anche qui il buon Nick fa un ottimo lavoro di immedesimazione parlando a turno con la voce di ognuno dei quattro: Jess è una diciottenne punk in crisi esistenziale, JJ un americano aspirante musicista da poco piantato dalla fidanzata storica, Maureen (il mio personaggio preferito) una donna stremata dalle cure di un figlio disabile e infine Martin, conduttore televisivo gettato nello scandalo da una relazione con una quindicenne.
Hanno tutti un loro linguaggio specifico, diversi intercalari, e Hornby interpreta tutti in modo magistrale.

Una frase di Maureen: “Potresti entrare in una chiesa in qualunque posto del mondo e vedere una donna di mezza età, senza marito vicino, che spinge un ragazzo su una sedia a rotelle. Probabilmente è stata una delle ragioni che hanno inventato le chiese.”
Ah, e riguardo al film di “Non buttiamoci giù”… non guardatelo. MAI. Per nessun motivo.

Stando sempre nel contemporaneo ho poi apprezzato tantissimo “Fossi in te io insisterei” di Carlo Gabardini, che per chi non lo sapesse è l’attore noto al grande pubblico per il ruolo di Olmo in Camera Café. Un volto legato alla comicità quindi ci regala invece una lettera al padre scomparso divertente sì, ma anche struggente e poetica.

C’è da dire che ho acquistato questo libro a una presentazione tenuta da Carlo in persona al Cassero LGBT Center, in un momento in cui non pensavo assolutamente di poterlo incrociare. Ero al Cavaticcio, dove c’è il Cassero, per fare delle riprese per lavoro, alla fine a causa della poca luce non se ne è fatto niente e ne ho approfittato per andarmi a sentire la presentazione. E ho pure toccato vette di fangirlismo mai avute prima, andandolo a disturbare in piena pausa sigaretta per farmi autografare il libro.
Oltre a Camera Cafè, sempre per chi non lo sapesse, Carlo Gabardini è celebre anche per questo video e per il suo altrettanto celebre seguito “Malato? Io sto benissimo”. Fatevi un favore e guardateli.

La prima notte a casa da solo me la ricordo, quando ho pianto mangiando tonno direttamente dalla scatola davanti al mio televisorino 17 pollici. Per me che avevo vissuto quasi tutta la vita con altre sei persone, stare da solo aveva sempre significato FESTA.”

Non di solo contemporaneo si vive, e per il viaggio ad Amsterdam, con tanto di scalo a Parigi sia all’andata che al ritorno ho ripreso Madame Bovary” di Flaubert che era stato abbandonato dopo la maturità senza colpa, se non quella di essere un testo imposto dalla scuola. Avendo frequentato io un istituto professionale in cui i programmi scolastici vengono proposti in versione light per quelle povere menti giovanili ritenute incapaci di prestare attenzione ad alcunché molti romanzi (escluso il leggendario Papà Goriot di Balzac) venivano sì iniziati e utilizzati come materia di studio, ma poi abbandonati dopo i primi capitoli. Se non sento particolare mancanza di una lettura integrale dei Malavoglia, il capolavoro di Flaubert invece mi ha sempre incuriosito. Provocante e angosciante allo stesso tempo è certamente uno dei classici che ho letto più volentieri negli ultimi tempi, che si merita la fama che ha e il titolo di capolavoro della letteratura francese. Siamo lontani dalle lettere scollacciate di “Le relazioni pericolose” molto più provocatorie e scandalose per il contesto storico: Emma Bovary non è altro che un’adultera provinciale che sogna la città e i divertimenti, innamorata dell’ideale romantico delle relazioni che intreccia e da cui viene sistematicamente delusa.

Si conoscevano troppo per avere quelle stupefazioni del possesso che ne centuplicano la gioia. Essa aveva ormai tanto disgusto di lui quanto egli era sazio di lei. Emma ritrovava nell’adulterio tutto quello che c’era di meschino nel matrimonio.”

Forse non l’avrei iniziato se non l’avessi trovato citato in un divertentissimo racconto di Woody Allen all’interno della raccolta “Effetti collaterali”, altro breve testo che mi ha accompagnato nell’estate. Allen incontra qui l’inventore di una macchina che gli permette di entrare nei romanzi e sedurre le donne della letteratura e lui sceglie di farsi trasportare da Madame Bovary, stravolgendo quindi sia il romanzo che la propria vita. L’autore sa essere surreale come una bella canzone di Elio e le Storie Tese, non-sense come nessun’altro sa essere. Spassosissimo.

Ho poi trovato in casa una bellissima edizione di Classici Rizzoli con TUTTI i racconti di Oscar Wilde, dalle fiabe fino ai testi più maturi e cupi seppur brevi.
Alcuni magari noiosi e ripetitivi, molti colmi di tensione, altri divertenti, tutti interessanti.
Anche in poche pagine Oscar Wilde riesce a dare il meglio di sé.

La versione di Barbie” della Faiella l’ho trovato una sorta di saggio alla “Dalla parte delle bambine” (di cui ho parlato qui), ma spolverato di ironia e modernità. Adatto a chi si vuole approcciare alle tematiche di genere, ma senza le difficoltà di inoltrarsi nella saggistica più didattica.

Unica nota deludente dell’estate, e mi dispiace perché l’autore è un mio concittadino che ho molto apprezzato in altri testi, “L’inattesa piega degli eventi” di Enrico Brizzi, un romanzo nato da una domanda: “che sarebbe successo che Mussolini avesse vinto la guerra e fosse morto nel 1960?”.
Bella base di partenza che però si perde in una trama tutta incentrata sul calcio e su questo giornalista sportivo spedito in Africa a seguire il campionato di Addis Abeba. Ho fatto davvero fatica a seguire le vicende fino alla fine e l’ho chiuso con la sola certezza che non avrei letto i due seguiti. Peccato.

Spero di essere stata esaustiva e non prolissa

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